Itinerario del Monte Vallone (Lucca – Capannori)

Itinerari, Mountain-bike

 

 

Questo itinerario vi porterà alla scoperta di scorci molto suggestivi dei Monti Pisani. Il percorso ha molto altro da offrire all’intrepido mountain-biker. Partiremo dal paese di Vorno, salendo fino all’osservatorio, fino a prendere il sentiero che conduce a Santallago. Poco prima di giugnere al pratone, percorreremo la celebre “via della 600” e scenderemo verso la località Parole d’oro (Lucca) seguendo un sentiero che costeggia il crinale della montagna e offre delle viste mozzafiato sulla piana di Lucca. Infine ritorneremo in zona Guamo per ricongiungerci al punto di partenza ma non prima di aver costeggiato uno dei simboli di Lucca: l’acquedotto del Nottolini.

L’itinerario inizia da Guamo e segue la Via di Vorno passando da Badia di Cantignano fino ad arrivare alla chiesa di Vorno (dove è presente una fontana). Da qui procedendo su Via di Valle, dietro la chiesa, inizia la salita vera e propria con un tratto asfaltato che arriva fino al colle della Gallonzora dove è situato l’osservatorio di Vorno. A questo punto entriamo sul sentiero sterrato che ci farà salire fino a Santallago. Il sentiero procede per circa 4-5 Km in salita mantenendo una pendenza non troppo pesante e un terreno pulito. Il sentiero e largo e facile da seguire facendo attenzione a prendere la prima deviazione a destra, quando si incontra il Rio di Monte Zano, e a mantenersi sulla sinistra al successivo bivio che porterebbe sul Monte Faeta. Infine poco dopo aver oltrepassato il bivio che porterebbe verso il monte Faeta, è necessario svoltare a sinistra in direzione Prato a Sigliori (sentiero della 600).

La discesa inizia imboccando il sentiero che dopo circa 2 km ci farà giungere alla località San Valentino. Qui continuiamo a scendere in direzione Prato a Sigliori.

Giunti a Prato a Sigliori si costeggia la casa nel prato e si prosegue lungo il single track che costeggia il crinale. Bisogna essere molto prudenti in quanto il sentiero è molto stretto. Continuiamo la discesa in direzione Parole d’Oro. Il sentiero si snoda nel bosco; la strada mestra è ben visibile seppur sono presenti altri bivi. Il sentiero molto scorrevole e divertente ci porterà fino alla catena che si trova in prossimità della strada sterrata che porta dove sgorga l’acqua di Lucca.

Siamo nel 1700 e a Lucca si ha necessità di realizzare un acquedotto pubblico, dato che solo le famiglie benestanti sono in grado di farsi portare acqua pura direttamente dalle colline circostanti. Le classi meno abbienti, invece, si servono dei pozzi che però contengono acqua per lo più “malsana”, che è spesso causa della diffusione di gravi epidemie.

Dove (e come) prelevare l’acqua? È questa la domanda cui si cercò di trovare risposta. Furono quindi prese in considerazione diverse ipotesi e furono realizzati numerosi progetti. Nel 1732, Giuseppe Natalini realizzò uno studio per prendere l’acqua da Badia di Cantignano. Nel 1763 vennero stanziati fondi per lo studio e la costruzione dell’acquedotto. In seguito a una relazione di Attilio Arnolfini – che consultò molti esperti teorici e pratici – fu deciso di prelevarla dal monte di Guamo. I lucchesi dovettero però aspettare fino al 1812 per veder iniziare i lavori di costruzione dell’acquedotto su progetto del francese Sambucy (lavori che poi vennero sospesi nel marzo del 1814 a seguito alla caduta dei Baciocchi).

 

Dieci anni dopo, nel 1822, Maria Luisa di Borbone, duchessa di Lucca, delibera la costruzione dell’acquedotto e affida la sovrintendenza dei lavori al Regio Architetto Lorenzo Nottolini, che modifica il progetto iniziale e nomina direttore dei lavori Giuseppe Valentini. Una delle modifiche riguardava l’eliminazione dell’arcata finale, che terminava al baluardo San Colombano, per non compromettere l’integrità architettonica delle mura urbane. Dopo la morte di Maria Luisa i lavori vennero nuovamente sospesi. La costruzione dell’acquedotto ebbe inizio nel 1823, nonostante molteplici e ripetute interruzioni, si concluse nel 1851. Nonostante questo, sappiamo che il 21 giugno del 1832 l’acqua potabile arrivava già in piazza San Martino.

 

L’acquedotto è stato progettato per portare dentro le mura di Lucca, attraverso due percorsi separati, acqua di maggiore e minore qualità. L’acqua potabile proveniva dalle polle, l’altra dalla Serra Vespaiata (costruzione che riuniva le acque del Rio San Quirico e del Rio di Valle). Il posto dove si trova la Serra Vespaiata viene chiamato “Alle Parole d’Oro” perché la gente del posto aveva scambiato per oro le lettere d’ottone lucente che ricoprivano un’iscrizione scolpita sulla pietra di un piccolo ponte.

 

La scritta latina recita così:

“KAR.LVD.BORB.I.H.DUX.N.AUG.AQUIS.E.PLURIBUS FONTIUM ORIBUS.COLLIGENDIS.ET AD URBANOS PONTES LARGIUS PERDUCENDIS.MONUMENTO.AETERNO.PROVIDIT.DUCATUS.SUI.ANNO.VI”

[trad. “Carlo Ludovico Borbone duce uomo nobilissimo e augusto provvide nell’anno VI del suo ducato a raccogliere le acque da molteplici sorgenti e a portarle più largamente verso gli acquedotti cittadini con movimento eterno”]

 

Attraverso condotti sotterranei e “bottini d’ispezione” l’acqua arriva al “tempietto-cisterna” di Guamo. Quattrocentosessanta pilastri per una distanza di circa 3.250 metri sostengono 459 archi che hanno sulla sommità due canali per lo scorrimento dell’acqua. Per rendere più stabile la struttura furono costruiti, in modo equidistante, 28 contrafforti per rinforzare i pilastri. Dal “tempietto-cisterna” di San Concordio, un condotto forzato entrava in città passando sotto il baluardo San Colombano. Ai lati di quel “tempietto” erano presenti due fontane che facevano sgorgare acqua da una bocca di leone. Oltre a queste due, sono del Nottolini anche altre monumentali fontane del centro storico. Il suo progetto prevedeva una fontana anche per piazza San Michele, però non è stata costruita.

Tutt’oggi i lucchesi portano in tavola quest’acqua famosa per la sua leggerezza e bontà.

Costeggiamo l’acquedotto verso valle. Poco prima di raggiungere il tempietto di monte è necessario tenersi a sinistra e percorrere la strada in salita che ci porterà verso il centro di Guamo. Per chi fosse ancora assetato di sterrato, è possibile passare da dietro il cimitero di Guamo, girando a destra dopo 400 metri, quindi girare a sinistra e subito a destra e arrivare in fondo a Via Fillungo. Da qui, sulla sinistra, parte un piccolo sentiero, cosiddetto ‘della Vigna’, con un ponticello che attraversa un fiumiciattolo, che arriva al centro di Guamo.

 

Lunghezza: 19,9 Km
Durata: 2,30 h
Dislivello: 600 m
Terreno:
Difficoltà: